Il Museo del Tessuto di Prato

Il Museo del Tessuto di Prato

IL MUSEO del TESSUTO di PRATO

 

Prato, è un “paesone”, alle porte di Firenze, sulla strada per Pistoia. Chiuso dentro la cerchia di mura trecentesche, bagnata dalle acque del poetico Bisenzio (1), anche se non può gareggiare col capoluogo di Regione, se la batte molto bene, è una città interessante da molti punti di vista.

Le statistiche dicono che sia la città più straniera d’Italia, merito l’immigrazione cinese, che ha creato qui una comunità consolidata.

Ma questo aspetto della città ci porterebbe lontano dall’argomento prescelto il “Museo del Tessuto”.

Senza tralasciare alcune preziose bellezze artistiche, che meritano attenzione, Prato ci incuriosisce e interessa perché la sua storia è legata strettamente alla tradizione della lavorazione e al riuso del tessuto e della lana per questo l’hanno chiamata la “Manchester della Toscana”.

Da metà dell’ottocento a metà del novecento Prato è stata la capitale-mercato-europea degli stracci: ecco una brevissima spiegazione.

Non ho trovato il nome di colui al quale è venuta l’idea geniale di sicuro qui c’erano le basi perché avvenisse. La lana chiamata “rigenerata o meccanica” ha origine dalla stracciatura di abiti, tessuti e scarti di sartoria, che venivano raccolti in giro per l’Italia. Confezionati in balle formate dalle stoffe pressate e mescolate alla rinfusa, venivano portate a Prato dove il procedimento iniziava con la cernita e la selezione degli stracci. La prima operazione era classificarli per qualità e finezza delle fibre e poi per colore, ovvero una gamma cromatica prevalente: cito alcune classificazioni perché mi sembrano graziose: “aviazione, ferroviere”, un richiamo alle rispettive divise, “bandiera”, i verdi brillanti, “rossino” quei colori misti difficili da selezionare. Dai vestiti vengono eliminate le fodere, le imbottiture e bottoni (non oso immaginare che fine abbiano fatto). Prende consistenza la figura del “cenciaiolo”, termine non denigratorio ma indicatore di una professionalità precisa, che ha acquisito con l’esperienza e che col suo tatto preciso classifica le fibre in modo sempre più accurato. Nel secondo dopoguerra Prato diventa quindi il centro di raccolta stracci importante su scala internazionale e quegli stracci selezionati, divisi e classificati ritornano ad essere stoffe e prendono la via dell’estero. Tutti conoscevano “la lana di Prato”.

Questa tradizione e competenza ha fatto nascere qui una scuola importante, che non disperderà il patrimonio di conoscenze, di cultura acquisita nei secoli. L’Istituto Tecnico “Giulio Buzzi”, rimane l’erede e il suo programma è improntato a diffondere il patrimonio storico pratese sulle tecniche di tessitura e tintura di filati e stoffe.

520.000 fusi e 15.000 telai ancora presenti sul territorio forniscono possibi­lità di lavoro e sono, in prospettiva, una ricchezza invidiabile e che, potrei dire, dovrebbero essere e diventare un’attrazione per gli artisti, i creativi, gli innovatori dell’Arte tessile.

Oggi la decadenza dello sviluppo industriale, diffusa in tutta Italia, ha tolto a Prato un primato. Nessuno raccoglie più balle di abiti smessi, l’usato viene rivenduto nei mercatini adibiti solo a questo.

Non ci sono più “cenciaioli” ma questo non ha spostato l’interesse per que­sta materia, e Prato, memore della tradizione felice di fornire tessuti al mondo, ha saputo trasformare quelli che erano luoghi di lavoro in luoghi del ricordo e della cultura.

L’ex “Cimatoria Campolmi” (2) è un vecchio complesso architettonico all’interno della grande cinta muraria medievale. Conserva all’esterno la scritta sull’arco di ingresso. La compongono vari corpi di fabbrica su due piani, intorno ad un grande cortile con piscina per la raccolta dell’acqua e una ciminiera alta 50 metri che svetta sui tetti. Qui l’archeologia industriale si mette al servizio della cultura e ospita il Museo del Tessuto. Un titolo impegnativo, ma i curatori conoscevano bene la materia.

Inizia la visita con un contatto stretto e diretto con la materia in questione.

Qui si può imparare, come in un manuale, la provenienza, la consistenza, l’aspetto di tutte le fibre di derivazione vegetale e animale. Immagino sco­laresche in visita che finalmente possono verificare la consistenza delle fibre al tatto, perché è permesso toccare!

Si prosegue sotto le volte che mostrano l’antica struttura del tetto di legno e mattoni dentro il vero e proprio Museo. Qui sono esposte le collezioni sto­riche di tessuti legati al mondo dell’Arte, i più antichi. Insieme all’esemplare di tessuto si possono ammirare i quadri di riferimento, le prove.

Tessuti antichi provenienti da varie parti del mondo dai colori affascinanti L’Oriente è blu. (Foto)

Una grande caldaia a vapore di mattoni e ferro, perfettamente re­staurata, un pezzo di storia, Produceva energia e vapore acqueo e alimen­tava tutti i macchinari.

I tessuti prodotti a Prato e nel Pratese ancora oggi, sono presenti nella se­zione contemporanea, realizzata in collaborazione tra ben 150 aziende tessili dell’area, che poi sono le responsabili della manifestazione internazionale “Prato Expo”.

Una finalità istituzionale del Museo è quella di diffondere e far conoscere la materia del Tessile anche con numerose mostre a tema: quelle più legate alla contemporaneità, hanno incluso gli stilisti, le Case di Moda come la Sartoria Tirelli che ha organizzato proprio qui una mostra, con il suo archivio di costumi per il Cinema; altre con l’intento di riscoprire attività artigianali anche marginali e complesse: il ricamo, il patchwork, la tintura naturale di filati e tessuti, il feltro, ecc.

In mostra permanente ci sono i cataloghi delle stoffe: esempio il Tartan: the romantic tradition – Lo Scozzese: un tessuto, un’identità cultu­rale e poi: Jeans! Le origini, il mito americano, il made in Italy. Una vera e propria storia delle stoffe e del costume.

Nei trenta anni di attività il Museo si è reso celebre in tutta Europa nel pro­muovere e innovare l’interesse per l’Arte tessile italiana.

In margine alla visita segnalo, dulcis in fundo, la presenza di una bellissima mostra temporanea, Le “Macchine per il tessuto di Leonardo”. Che cosa non sapeva costruire quel genio da Vinci? Un’ambientazione stupenda, sugge­stiva e curata nei minimi particolari, anche la musica.

Ho scoperto che esiste un legame tra il Da Vinci e i disegni destinati alla decorazione di abiti. Un tema che ritorna spesso nei suoi quadri “i nodi vin­ciani”. L’orlo dell’abito della Dama con l’ermellino ne è un esempio. Ed è presente in questo Museo nella parte dedicata all’antico.

Bellissimo soggetto, un tema a parte. Un Museo, que­sto di Prato, davvero importante tutto da studiare!

La visita è finita, spero che un pochino di curiosità vi sia venuta, io proseguo nella mia ricerca di luoghi tessili, per il prossimo viaggio credo che resterò in Toscana.

  

Note

1.      Il riferimento è al poeta Mario Luzi e alla sua poesia “Presso il Bisenzio”

2.      Cimatoria è il luogo dove si esegue la cimatura delle stoffe, procedimento che consiste nel livellare e lisciare la superficie delle stesse.


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