Irregolari Contro le Regole

Irregolari Contro le Regole

Irregolari contro le Regole: “Crazy Quilt-Mania “.

Una lunga storia

 

Riprendo una mia ricerca sul Crazy spinta dal fatto che oggi, interessata all’Arte tessile, riscontro legami, non solo di memoria, con quel vecchio stile che continua ad affascinare il mondo delle artiste del Quilting.

Non parlo delle ditte produttrici di stoffe che si rinnovano ogni anno, non dimenticando mai di suggerire il vecchio, lo storico come ancora buono, magari combinandolo con altri spunti più vicini a un modo di pensare un quilt, legato a questo inizio di secolo.

 

“Crazy” è una parola inglese che significa letteralmente matto, confuso, io aggiungo libero.

Questo termine come si applica ad un quilt?  Un pezzo di follia, meglio questo che altro. Guardiamo più da vicino.

La prima risposta, solo descrittiva, ci dice che è fatto di pezzi irregolari, geometrici, di diversa misura e consistenza materiale (sete, velluti, broccati) messi insieme in ordine fantasioso, uniti tra loro con cuciture abbellite dal ricamo eseguito poi un po’ dappertutto: ricami fantasiosi, anche complessi, davvero particolari, e per chiudere aggiunte di applicazioni di pezzetti di pizzo pregiato, bottoni. Tutti i materiali tessili, conservati in casa come memorie di famiglia: pezze di vestiti, cappotti, camicie e anche guanti servono a comporre il top; su alcuni esemplari il ricamo spesso è eseguito con filo di lana anche grosso. Perché il crazy non è solo fatto di sete eleganti, ma si presenta per necessità anche povero e rozzo, nato dal riciclo dell’usato e questo è il lato moderno che mi interessa. Da notare che il “Crazy” si presenta a volte incomprensibile a prima vista.

La prima sensazione è di una grande bellezza e ricchezza ma andando più a fondo ogni “crazy quilt” presenta una peculiarità che riguarda e appartiene alla sua autrice, che vorrebbe dire chi è, quello che ama, le sue memorie in un guazzabuglio di elementi diversi. Un “privato”, una storia, un dramma raccontato con le stoffe a testimone. (come non amarlo!) C’è sempre, causa l’epoca, un po’ di ritegno comprensibile.

Quelle signore alla fine del diciannovesimo secolo conoscevano e sapevano realizzare qualcosa di tradizionale; imparato dalle nonne, naturalmente con i blocchi al loro posto e il trapunto dei tre strati. Mettere da parte le ‘buone regole del quilt”, rappresenta una reazione forte, ragionata, alla tradizione e alle sue regole fisse, quasi obbligate (spesso i crazy non sono nemmeno quiltati) e mi piace credere che significhi una ribellione a più di qualche secolo di abitudini, e che questo avverrà non solo in ambito tessile ma anche in altri campi.

Il picco della produzione di Crazy quilt avviene nella seconda metà del XIX secolo: siamo in piena epoca Vittoriana e dovunque si invitano le bambine alla gioia del cucito.  L’Inghilterra è al massimo del suo splendore e spazia fino all’estremo Oriente, negli appena nati Stati Uniti d’America, Abramo Lincoln ha abolito la schiavitù, (resta purtroppo ancora molto da fare in quel campo ancora ai giorni nostri), e fa approvare la Costituzione democratica. Lincoln verrà assassinato, a volte succede ai presidenti degli Stati Uniti). Vittoria vivrà oltre i novanta anni, anche questo non insolito tra le regine britanniche, lasciando di sé un’immagine di simbolo morale e di fedeltà, non solo al defunto marito, ma al suo Paese.

Mi sono permessa una digressione storica che spero stimoli e non annoi.

 

Che fanno le donne in quel pezzo di secolo in Europa e negli Stati Uniti culle ed eredi del quilting? Dove sono arrivate? L’emancipazione degli schiavi è servita anche a loro?

Le donne nere che avevano lottato per la libertà si riuniscono in comunità e cominciano a creare il loro stile nel quilting.

Le altre studiano, viaggiano e si inventano una professione. Parliamo di borghesi benestanti, con una buona educazione.

In genere i quilt erano realizzati da donne povere per quelle che potevano pagarli, anche se le meno abbienti continuavano a farsi con fatica anche i loro personali quilt che andavano a costituire una parte importante in ogni corredo.

Le quilter americane e inglesi erano a conoscenza di tutto quello che succedeva in questo ambito tramite la stampa e le nuove riviste specializzate. Il crazy si diffuse non solo come una Moda ma come una gara tra le britanniche e le americane.

Ed ecco trovato un buon modo di usare tutti i tessuti in grande, assoluta libertà, il crazy offre una occasione fantastica e uno stile, una tecnica per personalizzare il proprio lavoro.

Le stoffe novità come il rayon e gli acetati che vengono commercializzati solo all’inizio del XX secolo cominciano a diffondersi e ad essere usate per gli abiti e l’arredamento, e quale destinatario migliore del crazy?  Uno stile che soddisfa quasi tutti: incorpora la tradizione, e usa tutto il resto in un modo innovativo e stravagante!

Qualcuno ha descritto questo modo di interpretare il quilting come una pausa in una conversazione noiosa e che il crazy fosse come lo scoppio di una risata, liberatorio. Come dire: invento e faccio come mi pare!  Ed erano brave quelle donne, piene di fantasia, innovatrici e creatrici di bellezza fuori del comune.

Il messaggio ormai era che il quilting non poteva più essere una cosa statica, ma dinamica aperta a tante altre influenze artistiche che possono essere interpretate, cambiate e incorporate come parte del suo sviluppo. Per dirla con linguaggio odierno un melting che si aggiorna in continuazione. Loro sono state l’inizio di un cambiamento la tradizione è stata aggiornata ai tempi, si è evoluta e la tecnologia ha aiutato in questo passaggio.

L’estetica crazy, giusto usare questo termine, coniuga e unisce: astrazione, asimmetria, irregolarità ecc., oltre ad indicare una vera ribellione, apre la strada e va di pari passo, anticipando la complessità di quello che verrà dopo, allargando l’ambito artistico e contaminandosi con le nuove tendenze, fino all’Astrazione vera e propria.

Il radicale approccio al cambiamento si avvicina a quello dei pittori, basta un esempio l’Impressionismo: volevano anche loro spezzare il legame col formalismo della rigida Arte accademica rifiutandola (bella la storia del “Salon des refusèes”).  Il crazy con le sue trasformazioni apre la strada al Moderno ed è un momento di passaggio irripetibile a tutto quello che verrà.

Ancora oggi con tante differenze, in piena modernità, quello stile così legato ad un periodo artistico scomparso, come il “déco” o il “liberty”, continua ad essere praticato con passione da numerose quilter, anche in Italia.

 

Devo confessare che non amo molto lo stile crazy-quilt, almeno quello di allora, ma lo trovo interessante e utile e mi piace pensare a quelle donne che lo praticavano, alla fine del XIX secolo.

Oggi i loro lavori sono appesi nei Musei più importanti e meritano una visita.  Molte di quelle artiste praticavano arti diverse e in piena libertà: per esempio la pittura, la fotografia, la scienza per non parlare di quelle che scrivevano. La lista sarebbe lunghissima.

Proprio in quegli anni nasceva nelle donne una sensibilità particolare anche nei confronti della politica e in particolare quella che discuteva dell’emancipazione; ormai si chiedeva a gran voce di un diritto negato per secoli: quello del voto alle donne. E’ solo grazie a loro, cominciando dal mondo anglosassone, che si arriverà al suffragio universale.

Per finire: quello del Crazy è un momento della storia del quilting che avrebbe bisogno di un esame più approfondito: non sono una storica, sono un’appassionata che attinge storie da altri; mi ci sono dedicata e credo di aver capito qualcosa, magari non condividete le idee che ho espresso, ma questo è il risultato, per ora.

 

 

Tullia Ferrero

 

Le mie fonti: L’enciclopedia dell’Università del Nebraska, con la sua collezione di ben 2300 quilt europei e americani dal 1870 al 1940.

La fondazione Getty

Due autrici:

Beverly Gordon: “Victorian Fancy work in the American home” ed. 1988

Virginia Gunn: “Crazy Quilts and Outline Quilts 1876-1893” ed. 1985

 


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